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Sfatati i 10 miti sulle landing page

Ci sono dei miti o come si suol dire delle “dicerie” sulle landing page che girano in rete e che purtroppo influenzano le persone dal creare e soprattutto dal testare corrette formule per aumentare le conversioni delle proprie pagine di vendita.

In questo articolo andremo a vedere quali sono questi miti e perché dobbiamo necessariamente smettere di indossare un paraocchi virtuale e continuare la nostra strada di ottimizzazione.

Mito 1: Una basta ed avanza

Molte persone pensano che occorre una landing page per vendere il proprio prodotto o servizio.
Niente di più sbagliato. Tutto in rete può fungere da landing page, al di là di forme e formule insegnate.
Avere una o comunque poche landing page significa perdere traffico, iscritti e soldi!

Ogni nuova pagina di vendita che crei è una nuova opportunità di convincere le persone attraverso un nuovo punto di vista o un problema specifico.

Mito 2: Le landing page corte sono meglio di quelle lunghe

Non esiste una forma migliore, ricordo una vecchia landing page creata dal sottoscritto dove anche Italo Cillo si complimentò per l’ottimo lavoro svolto, e sai una cosa? Era lunga, lunghissima.

Quindi quelle corte sono da buttare? Assolutamente no.
Le landing page corte sono quelle che ti portano più lead a differenza delle lunghe che di solito fungono da filtro e convertono solo lead veramente qualificati.

L’esperienza mi dice che non hai bisogno solo di lead super qualificati. La quantità è sempre importante, ed un filtro certe volte filtra lead che non dovrebbero essere filtrati (intricato, ma ha senso no?).
Avere 10 lead super targhetizzati al massimo, non fa di te ricco.
Su 100 lead non super, ma in taget… come posso dire… facciamo lavorare il nostro marketing!

Lunga o corta, non conta, la migliore soluzione è usarle entrambe! Hanno due goal diversi, e ricorda che con uno split test, sia la lunga che la corta possono essere facilmente ottimizzabili.

Mito 3: Se copio la landing di uno che vende molto, anch’io farò molti soldi

Di certo oggi come oggi, il design è diventato un elemento di persuasione e di conversione (ricordi chi diceva il contrario qualche anno fa?).

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Ma usare grafica figa non fa di te un esperto. Sono altri decine di elementi inclusa la grafica che messi insieme ti fa apparire come un esperto e soprattutto ti porta ottime conversioni.

Quindi usare lo stesso optimizepress per creare le tue landing page strafighe, non ti trasforma in uno che automaticamente farà soldi.

Usare una grafica persuasiva non è sbagliato, ma tieni sempre a mente che è solo uno degli elementi che oggi incide nell’ottenere più clienti.

Mito 4: Tutti gli elementi di conversione devono avere la massima visibilità

Nella mia carriera ho incontrato spesso due opposti:

  1. Quello che anche se ha argomentazioni non le usa per vendere
  2. Quello che di argomentazioni ne ha troppe 🙂

Scovare elementi che possono convincere un utente ad acquistare è di per sé un gran risultato che non tutti riescono a raggiungere.
Ma cercare di dare la massima visibilità a tutti, è un lavoro inutile, in quanto più sono e più dettagli l’utente perderà.

Se un potenziale cliente vorrà davvero acquistare il tuo prodotto, stai tranquillo che quelle informazioni le andrà a consumare di sicuro. Ma riempire una landing page di elementi che in teoria servono per vendere, non sempre porta risultati, è più importante lavorare sulla storia e sui benefici dello stesso prodotto.

Mito 5: Badge di garanzia, basta che ci siano

Ci sono diversi tipi di badge che servono a “garantire” sicurezza, affidabilità e tanto altro a chi visita il nostro sito.

C’è chi davvero ne abusa, pensado che essi possano essere davvero un elemento per ottimizzare le conversioni.

L’idea non è sbagliata anzi, il problema è che spesso i marketer non ragionano su dove effettivamente dovrebbero essere messi questi badge.

Se sul tuo sito al momento del pagamento chiedi i dati della carta di credito, allora sì che un bel badge che ricorda l’utente di essere su un sito sicuro può essere producente.
Ma inserire lo stesso badge su tutte le pagine del sito non è per niente utile, è solo un elemento in più nella tua pagina che l’utente snobberà nella maggior parte dei casi.

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Altro esempio, il badge “Visto su”. Se nella tua carriera sei arrivato ad apparire o ad essere citato su fonti importanti del settore, ripeto, del settore, allora ha senso inserire un badge del genere, perché gli utenti che probabilmente conoscono la fonte, che sia un giornale o un canale TV, gli daranno il giusto peso.

Ma inserire un badge con scritto “Visto su Google, Facebook e Yahoo!” mi dici che senso ha?
E pensaci bene… che peso ha quando un utente dovrà decidere se acquistare il tuo prodotto?
Credi che dirà: “Lo acquisto perché è stato visto su Google!” 😀

Mito 6: Fare split test vuol dire capire se il pulsante verde converte meglio del blu

Gli split test sono infiniti e sono alla base dell’esperienza che di solito si condivide in rete e il colore del pulsante è sicuramente un elemento di conversione che però incide in un contesto, non vuol dire che se qualcuno ti dice che il blu converte meglio questo sarà valido anche per la tua landing page.

E inoltre ci sono elementi molto più importanti da testare, come la headline, i bullet point, la call to action, il layout, le testimonianze, e tanto altro ancora.

Mito 7: Devo creare una landing di minimo X parole o minimo X minuti di video

Non c’è una lunghezza (o durata) minima o massima.
Una landing deve essere lunga abbastanza per comunicare al meglio, persuadere gli utenti e trasmettere il messaggio.

Mito 8: La conversione in vendite è quella che conta.

Se il tuo sito riceve 100 visite e con esse vendi 5 prodotti, hai una conversione del 5% giusto?

– Sbagliato!

Hai mai pensato che il tuo video non sia così veloce e che, per esempio 50 utenti non siano riuscìti a vederlo?
Con questa ipotesi la conversione su 50 utenti è del 10%, che si traduce in 5 vendite buttate via.

Stessa cosa per una pagina di opt in. Se una pagina di opt in converte il 25%, hai un determinata percentuale di visitatori che allo step successivo, ovvero l’acquisto, ti porteranno x vendite.

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Aumentando la percentuale di opt in aumenterai anche il numero di vendite.

Tutto deve essere analizzato, ogni step del tuo funnel deve essere studiato e capire quale conversioni porta. Ed in rete ci sono decine di strumenti gratuiti a riguardo per analizzare questi dati, a partire da Google Analytics.

Mito 9: Più includi, più vendi

Vedo ogni giorno marketer che per ingordigia etichettano il proprio prodotto come “adatto a tutti”.
Questo può essere anche vero, ma probabilmente non è il giusto messaggio da trasmettere.

Stessa cosa con gli elementi di conversione che usiamo nella stessa landing. Il troppo stroppia dice mio nonno e vale anche per le landing page.

Nel web moderno è diventato fondamentale eliminare il non necessario e chi converte meglio sono quelli che riescono a farla “semplice”.

Più elementi inserisci nella tua landing, più rischi di creare confusione e questo non fa bene alle conversioni.

E sia chiaro, questo concetto non è proporzionale alla lunghezza della landing. Stiamo parlando di parole e concetti che ognuno di noi esprime a suo modo.

Mito 10: I guru del marketing mi diranno cosa fare

L’esperto di marketing migliore per il tuo business sei TU.

Per due motivi:

  1. Conosci il mercato e la risposta dei tuoi utenti al tuo modo di comunicare
  2. Sai meglio di chiunque altro quali split test effettuare per aumentare le conversioni (quindi falli!)

E tu? Conosci altre dicerie sulle landing page che pensi siano solo dei miti? Scrivila nei commenti.

L'autore del post

Stefan Des

31 anni, Internet Marketer dal 2007, padre di una splendida bimba di 3 anni. Appassionato di tecniche di vendita, di marketing e di Kayaking. Conosciuto per i best seller della serie "Explosion" e per aver aiutato oltre 7000 imprenditori ed aziende ad aumentare i profitti dei loro Business Online.

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8 commenti

  • da prenderne sicuramente spunto!!!

    domanda…

    testate le landing o lo squeeze page nella solo home page dei vostri siti o ne disseminate diverse all’interno del sito?

  • Finalmente in Italia iniziano a girare contenuti di qualità.

    Vorrei aggiungere che queste regole in buona parte vanno bene anche alle mail che si inviano agli iscritti. Se ci metti mille mila link e 80 immagini che si illuminano, confondi e basta. Il messaggio deve sempre essere chiaro, semplice e immediato da capire.

  • Grande articolo come sempre @stefandesgroup:disqus . Di particolare importanza è il “Mito 9” e mi sorprendo ancora del fatto di vedere che non hanno ancora compreso che una landing page (che sia vendita, opt-in o quello che volete voi) deve basarsi innanzitutto sul fatto di “far compiere un’azione specifica per risolvere un problema specifico”. Non 100 azioni, una 🙂 Per quanto riguarda invece landing page corte/lunghe condivido se si tratta di pagine di vendita. Ma anche nel caso di Squeeze Page? In quel caso ritengo che non si debba “allungare troppo il brodo”, anche perché non stiamo parlando di clienti potenziali ma, ancora, solo di visitatori. Cosa ne pensi?

    • Le squeeze page possono essere corte o lunghe, sono diverse e portano lead diversi.

      Con le corte fai un sacco di lead, tanti, hai % di optin dal 30 al 60.

      Le lunghe portano lead super qualificati, pochi, pochissimi, solitamente gente che è attiva anche alle mail seguenti che invii.

      Quale scegliere? Entrambe. Io uso le lunghe per raccogliere lead da un funnel più sofisticato, come un post del blog o dai motori di ricerca, mentre le corte servono per fare numero. Il numero è ancora importante in quanto da vita alla tua lista, viralizza i tuoi contenuti sul web e potrei continuare all’infinito.

      Al momento la squeeze corta non è un elemento che dovrebbe mancare in un business online a mio parere.

      Poi ci sono tante variabili in gioco, testare entrambe è indispensabile.